a new ugo is born

Nel senso che questo è il primo oggetto grafico non indentificato (anche se, apparentemente, sembra un poster) ad essere stampato. Rappresenta il dialogo fra Perna, nonchè la sua prima apparizione, e Oporinus nel romanzo Q. Tiratura di 300 copie distribuite durante le presentazioni di Altai, nuovo romanzo dei Wu Ming. Stampato su carta certificata FSC mixed sources con colori a base di soia dalla tipografia Vigrafica. Per scaricare il file di stampa e saperne di più su tutto quanto, questa è la pagina giusta.

Random project

Random project consiste nel visualizzare un territorio utilizzando solo immagini di comunicazione (sociale, pubblicitaria, politica), raccolte, successivamente, in modo casuale in un catalogo. Più o meno come capita a chiunque, camminando per strada, osservi la comunicazione che lo circonda. Questi sono i primi due risultati, Belfast e Derry.

workshops

Dal 21 al 23 settembre, a Londra, si terrà Greengaged, una serie di incontri e workshop dedicati alla sostenibilità ambientale nel design, analizzata da ogni punto di vista (io andrò a questo). Luogo dell'incontro il Design Council, prezzo gratis (con prenotazione online). Mi chiedo perché, in Italia, gli unici workshop gratuiti siano solo quelli dimostrativi di software o macchine varie, tutti gli altri hanno costi dai 150/200 euro in su (a parte qualche lodevole eccezione). Non credo sia sempre dovuto ad una spasmodica ricerca di denaro, ad esempio Design per organizzato da Aiap è tutto fuorché questo. Credo sia una questione organizzativa. A Londra i designer presenti sono tutti o quasi residenti (ergo senza spese di pernottamento o viaggio, a parte la ricarica della oyster o il taxi). Da noi, invece, vengono chiamati designer da tutto il mondo (il che la dice pure lunga sul "made in Italy") a cui, ovviamente, bisogna pagare aereo, taxi, pranzi, cene, alberghi. 

In più, mentre lo scopo di Greengaged è quello di condividere maggiormente pratiche di good design (che termine del cazzo) e quindi il pubblico è rappresentato principalmente da professionisti, i workshop italiani sono rivolti praticamente solo a studenti universitari (infatti, anche dal punto di vista dell'insegnamento sembrano più dei master condensati che dei veri workshop). Cosa più che buona se non fosse che poi questi, a parte recuperare qualche credito, non sono in grado di mettere in pratica quasi nulla di quello appreso e lo immagazzinano come una qualsiasi lezione, forse un pelo più divertente.

Think Public

Girovagando fra siti di graphic design sostenibile (ovviamente tutti made in UK), mi sono imbattuto in una agenzia che, definire innovativa, è un eufemismo. Già il nome, Think Public, la dice lunga su cosa intendano per design e comunicazione e, dando un'occhiata al loro sito, ci si può fare un'idea piuttosto precisa riguardo al loro lavoro, sia come risultati che come metodo. Proprio perchè incuriosito, durante un mio breve viaggio a Londra, a fine agosto, sono andato a trovarli e a fare una chiaccherata. Intanto, trovarsi in uno studio che ha committenti provenienti solo dal settore pubblico (termine che racchiude sia il pubblico vero e proprio sia il terzo settore) è strabiliante. Ancora più strabiliante il fatto che l'atmosfera sia rilassata (non nell'accezione italiana di cazzeggio). Ma la cosa veramente incredibile è il metodo, ovvero il fatto di coinvolgere i diretti interessati nell'intero processo creativo.
Mi sono venute in mente così alcune considerazioni. Intanto la differenza che esiste riguardo al concetto di comunità fa Regno Unito e Italia. Per loro la comunità è (isolato, quartiere, città) un realtà aggregativa in cui l'appartenza deriva solo dal fatto di esserci. Ovviamente questa crea differenze sociali fra comunità ricche e comunità povere ma, al loro interno, non esistono grosse discriminazioni basate su sesso, religione o politica. Questa appartenenza alla comunità fa in modo che ognuno si preoccupi del bene comune. Politica in primis. E questo porta così alla realizzazione di progetti di design sociale che non mutano indirizzo (o non vengono chiusi) in base a cambiamenti di giunte comunali o consigli di amministrazione.
Poi, è interessante notare come il terzo settore sia molto interessato al design, non solo per motivi di fund raising ma, soprattutto, perchè si ritiene un attore sociale vero e proprio e, di conseguenza, è molto attento alla propria immagine e a non apparire costantemente come un mendicante (i negozi Oxfam, sembrano Benetton ma vendono solo usato, ad esempio).
In ultimo, il fatto di condividere i propri metodi (cosa che avevo notato già fra altre agenzie di grafica ecosostenibili) e creare reti di relazioni. Poi, probabilmente, Think Public (e altri) sono delle mosche bianche ma, almeno, ci sono. In Italia sarebbero considerati dei militanti politici, in UK sono semplicemente uno studio di design.

U.G.O (unidentified graphic object)

Primi esperimenti di unione fra l'illustrazione, la tipografia e la letteratura (compresa quella musicale). Sulla falsariga degli UNO (unidentified narrative objects) citati in New Italian Epic.
Ovviamente il tentativo, e il risultato, è molto più ironico. Per il momento gli UGO sono due, uno intitolato At the end of the day! in cui, cliccando sui personaggi, si può vedere cosa stanno facendo e leggendo (gli autori dei testi sono al link credits) ed è possibile scaricarsi il booklet il formato pdf.
Il secondo, intitolato (solo) una scena da Q, è dedicato all'omonimo romanzo di Wu Ming e cliccando sui vari link presenti nella pagina si può scaricare il romanzo stesso, conoscere meglio alcune figure e alcuni contesti culturali presenti nel romanzo (come gli anabattisti o il tipografo/libraio Pietro Perna) oppure scaricare un poster, formato 50x70, che rappresenta una breve e divertente scena con Perna come protagonista.