Girovagando fra siti di graphic design sostenibile (ovviamente tutti made in UK), mi sono imbattuto in una agenzia che, definire innovativa, è un eufemismo. Già il nome, Think Public, la dice lunga su cosa intendano per design e comunicazione e, dando un'occhiata al loro sito, ci si può fare un'idea piuttosto precisa riguardo al loro lavoro, sia come risultati che come metodo. Proprio perchè incuriosito, durante un mio breve viaggio a Londra, a fine agosto, sono andato a trovarli e a fare una chiaccherata. Intanto, trovarsi in uno studio che ha committenti provenienti solo dal settore pubblico (termine che racchiude sia il pubblico vero e proprio sia il terzo settore) è strabiliante. Ancora più strabiliante il fatto che l'atmosfera sia rilassata (non nell'accezione italiana di cazzeggio). Ma la cosa veramente incredibile è il metodo, ovvero il fatto di coinvolgere i diretti interessati nell'intero processo creativo.
Mi sono venute in mente così alcune considerazioni. Intanto la differenza che esiste riguardo al concetto di comunità fa Regno Unito e Italia. Per loro la comunità è (isolato, quartiere, città) un realtà aggregativa in cui l'appartenza deriva solo dal fatto di esserci. Ovviamente questa crea differenze sociali fra comunità ricche e comunità povere ma, al loro interno, non esistono grosse discriminazioni basate su sesso, religione o politica. Questa appartenenza alla comunità fa in modo che ognuno si preoccupi del bene comune. Politica in primis. E questo porta così alla realizzazione di progetti di design sociale che non mutano indirizzo (o non vengono chiusi) in base a cambiamenti di giunte comunali o consigli di amministrazione.
Poi, è interessante notare come il terzo settore sia molto interessato al design, non solo per motivi di fund raising ma, soprattutto, perchè si ritiene un attore sociale vero e proprio e, di conseguenza, è molto attento alla propria immagine e a non apparire costantemente come un mendicante (i negozi Oxfam, sembrano Benetton ma vendono solo usato, ad esempio).
In ultimo, il fatto di condividere i propri metodi (cosa che avevo notato già fra altre agenzie di grafica ecosostenibili) e creare reti di relazioni. Poi, probabilmente, Think Public (e altri) sono delle mosche bianche ma, almeno, ci sono. In Italia sarebbero considerati dei militanti politici, in UK sono semplicemente uno studio di design.