La Oficina Tipografica do Sao Paolo
Lo scorso febbraio (pubblico sempre le cose con un certo ritardo) sono stato a San Paolo, in visita ad un amico. Per unire l’utile al dilettevole, tramite Giò Fuga, avevo contattato (prima della partenza) L’Oficina Tipografica do Sao Paulo, gestita da Marcos Mello e Claudio Rocha (direttore, fra l’altro, di Tipoitalia). Dopo un paio di mail, Marcos mi propone di partecipare ad un workshop di tipografia della durata di un giorno. Entusiasta accetto e il sabato mi presento al Senai (dove ha sede l’Oficina). Arrivo con un’ora di ritardo ma, nonostante questo, l’atmosfera è calorosa. Marcos mi presenta ai suoi due assistenti e agli studenti, mi offre caffè e biscotti e mi mostra tutto lo spazio. L’Oficina è ricavata all’interno di un capannone industriale, molto ampio e con una temperatura simile alla foresta amazzonica. A parte questo dettaglio, tutto il resto è a dir poco straordinario: interi armadi pieni zeppi di polizze di ogni tipo, due linotype perfettamente funzionanti (una heildelberg e un’altra italiana di cui non ricordo il nome), macchine da stampa, tirabozze. Insomma, una classica tipografia pre-digitale.
Dopo un veloce ripasso teorico e della strumentazione, via al primo esercizio di composizione libera di caratteri. Diciamo che poteva venire meglio; l’intenzione c’è, la familiarità con i caratteri a piombo deve ancora arrivare. Pausa pranzo con due enormi sfilatini da un metro circa l’uno (sembra siano abituali in Brasile) e guaranà a fiumi. Jacarè (credo si scriva così), l’incaricato della linotype, si lancja in una serie di aneddoti legati al suo lavoro di tipografo, fra cui quello da cui deriva il soprannome (sempre se non ho capito male si Jacarè era il nome della macchina da stampa su cui lavorava lui nella tipografia di un quotidiano). Io capisco la metà delle parole ma sono tutti molto disponibili di fronte al mio sforzo e alla fine esce pure che Jacarè, quando era sindacalista, è stato in visita in Italia.
Il pomeriggio è tutto dedicato alla realizzazione di un proprio biglietto da visita. Volendo osservare meglio tutta la Oficina, ne preparo uno mooolto semplice e discretamente misterioso e, nel frattempo continuo la mia opera di “spionaggio”. Alla fine della giornata Marcos ci mostra anche dei pezzi tipografici decorativi di fine ottocento e una serie di caratteri giganti in legno di produzione italiana. La giornata finisce e, non pago del workshop, del pranzo, dei caffè e dei biglietti da visita, Marcos si offre di accompagnarmi a casa.
Restiamo per vederci il giorno dopo oppure fra una settimana, al mio ritorno da Florianopolis e prima del mio rientro in Italia. Sfortunatamente, non riusciamo a combinare nessuna delle due cose e ci sentiamo solo via telefono poco prima della partenza.
Ed ecco i biglietti, con la matrice linotype dell’indirizzo mail e con varie tipologie di carta (fra cui alcune realizzate nel laboratorio di carta del Senai), arrivati via posta l’altro giorno.
Le foto della “gita” sono qui
